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PATTO DI STABILITA' 2013

PATTO DI STABILITA' 2012

 

 

 

 

 

 

IL PATTO DI STABILITA' 2013

Aggiornato al 14 agosto 2013

 

Aspetti generali

Il calcolo dell'obiettivo

La comunicazione dell'obiettivo

Le spese escluse dal computo del saldo

Le esclusioni del D.L. n. 35/2013

Monitoraggio del patto di stabilità

La certificazione del saldo finanziario

Monitoraggio e verifica del rispetto del patto di stabilità

Gli enti di nuova istituzione

Gli enti commissariati

Le misure sanzionatorie

Le misure antielusive

Gli enti virtuosi

Aziende speciali ed istituzioni

Normativa e prassi

 

 

 

◊ Aspetti generali

La Legge 12 novembre 2011, n. 183, così come modificata dalla Legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Legge di stabilità 2013) disciplina le modalità operative del patto di stabilità, oltre che per il 2012, anche per le annualità dal 2013 al 2016.

Verranno brevemente indicati i vari aspetti che interessano la gestione del patto di stabilità per gli enti locali tra i quali, a partire dal 2013, sono compresi per la prima volta anche i Comuni con popolazione compresa tra 1.001 e 5.000 abitanti.

Per determinare la popolazione di riferimento occorre riferirsi all’art. 156, D.Lgs. n. 267/2000 ossia occorre considerare la popolazione residente alla fine del penultimo anno precedente a quello di riferimento, secondo i dati ISTAT. Sono soggetti, quindi, alle regole del patto di stabilità per il 2013 i Comuni la cui popolazione, rilevata al 31.12.2011, risulti superiore a 1.000 abitanti.

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◊ Il calcolo dell'obiettivo

Fermo restando l’obiettivo strutturale, costituito da un saldo finanziario espresso in termini di competenza mista pari a zero, l’obiettivo specifico di Province e Comuni con popolazione superiore a 1.000 abitanti è determinato applicando alla spesa corrente media sostenuta nel periodo 2007-2009, desunta dai certificati di conto consuntivo, le seguenti percentuali:

Percentuali da applicare dagli “enti virtuosi”

  2013

dal 2014

al 2016

Province 18,8% 18,8%
Comuni (popolazione oltre 5000 abitanti) 14,8% 14,8%
Comuni (popolazione da 1001 a 5000 abitanti) 12,0% 14,8%

 

Le Province ed i Comuni con popolazione superiore a 1.000 abitanti che non rientrano tra gli “enti virtuosi” le percentuali da applicare verranno rideterminate con decreto del Ministro dell'interno da emanare, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali. Le nuove percentuali, comunque, non potranno essere superiori a:

Percentuali massime da applicare dagli “enti non virtuosi”

  2013

dal 2014

al 2016

Province 19,8% 19,8%
Comuni (popolazione oltre 5000 abitanti) 15,8% 15,8%
Comuni (popolazione da 1001 a 5000 abitanti) 13,0% 15,8%

 

Ogni ente dovrà quindi conseguire, per ciascuno degli anni dal 2013 al 2016, un saldo di competenza mista (calcolato come somma algebrica degli importi risultanti dalla differenza tra accertamenti e impegni, per la parte corrente, e dalla differenza tra incassi e pagamenti, per la parte in conto capitale, al netto delle entrate derivanti dalla riscossione di crediti e delle spese derivanti dalla concessione di crediti, come riportati nei certificati di conto consuntivo) non inferiore al valore della propria spesa corrente media registrata negli anni 2007-2009, moltiplicata per la percentuale stabilita.

Per sterilizzare gli effetti connessi con il taglio dei trasferimenti determinati dal comma 2 dell’articolo 14 del decreto legge 78 del 2010 in ciascuno degli anni 2013 e successivi, l’obiettivo di saldo finanziario di competenza mista non deve essere inferiore al valore individuato in base al meccanismo sopra evidenziato, diminuito di un importo pari alla riduzione dei trasferimenti. La riduzione complessiva è data dalla sommatoria delle riduzioni determinate per l’anno 2011 con il decreto del Ministro dell’interno 9 dicembre 2010 (G.U. n. 292 del 15 dicembre 2010) e per gli anni 2012 e successivi con il decreto del Ministro dell’interno 13 marzo 2012 (G.U. n 66 del 19 marzo 2012) per le Province e, da ultimo, con decreto del Ministro dell’interno del 19 ottobre 2012 (G.U. n 251 del 26 ottobre 2012) per i Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti.

Questa riduzione non riguarda i Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti in quanto non coinvolti dalla riduzione dei trasferimenti erariali di cui al citato articolo 14. Nella determinazione dell’obiettivo finale occorre tenere conto delle seguenti ulteriori riduzioni:

  • Enti in sperimentazione: per gli enti che partecipano alla sperimentazione in materia di armonizzazione dei sistemi contabili è riproposta anche per il 2013, la riduzione, per un importo complessivo di 20 milioni di euro, degli obiettivi dei predetti enti da attribuire secondo le modalità che saranno definite con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Conferenza unificata;
  • Riduzione ex articolo 1, comma 122, Legge n. 220/2010: con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzata la riduzione degli obiettivi annuali degli enti locali soggetti al patto di stabilità interno per un importo commisurato agli effetti finanziari determinati dall’applicazione della sanzione agli enti locali che non raggiungono l’obiettivo del patto di stabilità interno. Il dato è valorizzato automaticamente dal sistema applicativo web;
  • Riduzione ex art. 16, comma 6-bis, D.L. n. 95/2012: miglioramento dell’obiettivo in funzione delle risorse non utilizzate nel  2012  per  l'estinzione  o  la  riduzione anticipata del debito  (comunicate entro il 31 marzo 2013) e recuperate dal Ministero dell’Interno nel 2013. Per ciascun Ente coinvolto nella restituzione delle somme al Ministero viene determinato un miglioramento dell’obiettivo per un importo corrispondente alle somme restituite. Il dato è valorizzato automaticamente dal sistema applicativo web.

I patti di solidarietà

L’obiettivo come sopra determinato può essere ulteriormente modificato in funzione dei cosiddetti “patti di solidarietà”. Ecco, in sintesi, i vari “patti di solidarietà”:

patto regionale verticale: la regione può riconoscere maggiori spazi di spesa (da utilizzare per pagamenti in conto capitale) ai propri enti locali compensandoli con un peggioramento, di pari importo, del proprio obiettivo in termini di competenza finanziaria e di competenza euro compatibile (articolo 1, commi 138, 138-bis, 139 e 140, Legge n. 220/2010);

patto regionale verticale incentivato: la regione può riconoscere maggiori spazi di spesa (da utilizzare per effettuare pagamenti a valere sui residui passivi in conto capitale) a Comuni e Province ricadenti nel proprio territorio che ne facciano richiesta ricevendo, in contropartita, un contributo erariale, in misura pari all’83,33% degli spazi finanziari ceduti, da destinare esclusivamente alla riduzione, anche parziale, del debito. Il Decreto Legge n. 35/2013 è intervenuto in merito e l’art. 1-bis, introdotto in sede di conversione del decreto:

  • ha aumentato a 1.272.006.281 euro, per gli anni 2013 e 2014, il contributo a favore delle regioni a statuto ordinario, della Regione Siciliana e della Regione Sardegna. In pratica, potranno essere ceduti agli enti locali spazi per complessivi 1.526 milioni di  euro;
  • ha stabilito, con riferimenti ai Comuni, che almeno il 50 per cento degli spazi finanziari deve essere ceduto in favore dei piccoli comuni con popolazione fra 1.000 e 5.000 abitanti;
  • ha prorogato al 30 giugno il termine entro il quale le Regioni comunicano al Ministero dell'economia e delle finanze, con riferimento a ciascun ente beneficiario, gli elementi informativi occorrenti per la verifica del mantenimento dell'equilibrio dei saldi di finanza pubblica.

patto regionale orizzontale: i comuni e le province che prevedono di conseguire, nel 2013, un differenziale positivo (o negativo) rispetto all’obiettivo del patto di stabilità interno comunicano alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano, nonchè all’ANCI e all’UPI regionali, entro il 15 ottobre, l’entità degli spazi finanziari che sono disposti a cedere (o di cui necessitano) nell’esercizio in corso e le modalità di recupero (o di cessione) dei medesimi spazi nel biennio successivo. Agli enti che hanno ceduto spazi finanziari è riconosciuta, nel biennio successivo, una modifica migliorativa del loro obiettivo, commisurata al valore degli spazi finanziari ceduti, fermo restando l’obiettivo complessivo a livello regionale, mentre agli enti che hanno acquisito spazi finanziari, nel biennio successivo, sono attribuiti saldi obiettivi peggiorati per un importo complessivamente pari alla quota acquisita (articolo 1, commi 141 e 142, Legge n. 220/2010);

patto orizzontale nazionale: l’articolo 1, comma 6, D.L. n. 35/2013, ha stabilito che nell’anno 2013 non si applicano le disposizioni in materia di patto di stabilità “orizzontale nazionale” di cui all’art. 4-ter, commi da 1 a 9, D.L. n. 16/2012.

LO SCADENZARIO

           31/5/2013 30/6/2013 15/9/2013 15/10/2013 31/10/2013
PATTO REGIONALE VERTICALE INCENTIVATO Gli enti locali comunicano alla regione l'entità degli spazi finanziari di cui necessitano La Regione comunica al MEF gli spazi finanziari ceduti ad ogni ente locale      
PATTO REGIONALE VERTICALE     L'ente locale comunica ad ANCI, UPI e regioni e province autonome, l'entità degli spazi finanziari di cui necessitano   Le regioni e le province autonome comunicano al MEF e agli enti locali interessati i nuovi obiettivi
PATTO REGIONALE ORIZZONTALE       L'ente locale comunica ad ANCI, UPI e regioni e province autonome, l'entità degli spazi finanziari di cui necessitano Le regioni e le province autonome comunicano al MEF e agli enti locali interessati i nuovi obiettivi

 

Si ricorda che il bilancio di previsione degli enti sottoposti al Patto di stabilità deve essere approvato iscrivendo le previsioni di entrata e di spesa di parte corrente in misura tale che, unitamente alle previsioni dei flussi di cassa di entrate e spese di parte capitale, al netto delle riscossioni e delle concessioni di crediti, sia garantito il rispetto delle regole che disciplinano il Patto. Si evidenzia che non rilevano le previsioni di voci di spesa o di entrata che non sono considerate nel saldo obiettivo o che sono destinate a non tradursi in atti gestionali di impegno e quindi validi ai fini del patto quali, ad esempio, gli stanziamenti relativi al fondo di ammortamento e al fondo svalutazione crediti.

A tal fine, gli enti locali sono tenuti ad allegare al bilancio di previsione un apposito prospetto contenente le previsioni di competenza e di cassa degli aggregati rilevanti ai fini del Patto di stabilità interno.

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La comunicazione dell'obiettivo

Con apposito decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze è definito il prospetto dimostrativo dell’obiettivo determinato da trasmettere utilizzando il sistema web appositamente previsto per il patto di stabilità interno nel sito web www.pattostabilita.rgs.tesoro.it. La mancata trasmissione del prospetto dimostrativo degli obiettivi programmatici entro quarantacinque giorni dalla pubblicazione del predetto decreto nella Gazzetta Ufficiale costituisce inadempimento al patto di stabilità interno.

Possono essere apportate eventuali rettifiche o variazioni, esclusivamente tramite il sistema web, entro e non oltre il 31 dicembre 2013.

Per il 2013 i modelli per Province, Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti e Comuni con popolazione compresa tra 1.001 e 5.000 abitanti sono stati approvati con Decreto Ministero dell'Economia e delle Finanze 14 maggio 2013 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 141 del 18 giugno 2013. Il termine entro il quale gli Enti devono provvedere alla trasmissione del proprio obiettivo programmatica è fissato, pertanto, al 2 agosto 2013.

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◊ Le spese escluse dal computo del saldo

I commi da 7 a 16 dell’art. 31, Legge n. 183/2011, prevedono l’esclusione di una serie di voci di entrata e di spesa dal computo del saldo di competenza mista. In sintesi, sono escluse dal saldo finanziario:

  • le risorse provenienti dallo Stato e le relative spese di parte corrente e in conto capitale sostenute dalle province e dai comuni per l’attuazione delle ordinanze emanate dal Presidente del Consiglio dei ministri a seguito di dichiarazione dello stato di emergenza (commi 7, 8 e 9);
  • le risorse provenienti direttamente o indirettamente dall’Unione europea né le relative spese di parte corrente e in conto capitale sostenute dalle province e dai comuni: l’esclusione non opera per le spese connesse ai cofinanziamenti nazionali (commi 10 e 11);
  • le risorse trasferite dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) e le relative spese per la progettazione e l’esecuzione dei censimenti, nei limiti delle stesse risorse trasferite dall’ISTAT (comma 12);
  • le risorse provenienti dallo Stato e le spese sostenute dal comune di Parma per la realizzazione degli interventi di cui al comma 1, dell’articolo 1, del decreto-legge 3 maggio 2004, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 luglio 2004, n. 164, e per la realizzazione della Scuola per l’Europa di Parma di cui alla legge 3 agosto 2009, n. 115. L'esclusione delle spese opera nei limiti di 14 milioni di euro per il solo anno 2013 (comma 14);
  • le spese relative ai beni trasferiti ai sensi delle disposizioni del decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85 (federalismo demaniale) per un importo corrispondente alle spese già sostenute dallo Stato per la gestione e la manutenzione dei beni trasferiti (comma 15)
  • per gli anni 2013 e 2014, le spese per investimenti infrastrutturali nei limiti definiti con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, di cui al comma 1 dell’articolo 5 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148 (comma 16);
  • sisma del 20 e 29 maggio 2012: ai sensi dell’art. 2, comma 6, D.L. n. 74/2012, per gli anni 2012, 2013 e 2014, le risorse del Fondo per la ricostruzione delle aree colpite dal sisma del 20-29 maggio 2012 assegnate alle Regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, nonché i relativi utilizzi, eventualmente trasferite ai comuni di cui all'articolo 1, comma 1, del D.L. n. 74/2012, che provvedono agli interventi di ricostruzione e ripresa economica, non rilevano ai fini del patto di stabilità interno degli enti locali beneficiari. Tale esclusione opera sia per le entrate che per le spese, sia di parte corrente che di parte capitale. Per gli stesi Comuni, ai sensi dell’art. 7, comma 1-ter, D.L. n. 74/2012, opera l’esclusione dal patto di stabilità interno, per gli anni 2013 e 2014, delle spese sostenute con risorse proprie provenienti da erogazioni liberali e donazioni da parte di cittadini privati ed imprese, per un importo massimo complessivo, per ciascun anno, di 10 milioni di euro;
  • realizzazione del Museo Nazionale della Shoah: sono escluse le spese (sia di parte corrente sia di parte capitale) sostenute per la realizzazione del Museo Nazionale della Shoah nel limite complessivo di 3 milioni di euro (articolo 1, comma 283, Legge n. 228/2012.

Le disposizioni che individuano esclusioni di entrate o di uscite dai saldi rilevanti ai fini del patto di stabilità interno non previste dall’art. 31, Legge 183/2011 sono da considerarsi abrogate.

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◊ Le esclusioni del D.L. n. 35/2013

Il Decreto Legge 8 aprile 2013, n. 35, recante disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, ha previsto una particolare procedura finalizzata all’esclusione di determinati pagamenti dal vincoli del patto di stabilità. In particolare, sono esclusi, per un importo complessivo di 5.000 milioni di euro, i pagamenti sostenuti nel corso del 2013:

  • dei debiti di parte capitale certi liquidi ed esigibili alla data del 31 dicembre 2012;
  • dei debiti in conto capitale per i quali sia stata emessa fattura o richiesta equivalente di pagamento entro il 31 dicembre 2012 (inclusi i pagamenti delle province in favore dei comuni);
  • dei debiti in conto capitale riconosciuti alla data del 31 dicembre 2012 ovvero che presentavano i requisiti per il riconoscimento entro la medesima data, ai sensi dell'articolo 194 del D.Lgs. n. 267/2000 (debiti fuori bilancio);
  • di obbligazioni giuridiche di parte capitale verso terzi assunte alla data del 31 dicembre 2012, sostenuti nel corso del 2013 dagli enti locali e finanziati con i contributi straordinari in conto capitale di cui all'articolo 1, commi 704 e 707, Legge n. 296/2006. (commi 1 e 1-bis).

Comuni e Province devono comunicare entro il 30 aprile, mediante il sistema web della RGS, gli spazi finanziari di cui necessitano per effettuare i pagamenti. Con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze 14 maggio 2013 (G.U. n.113 del 16-5-2013 - Suppl. Ordinario n. 37) sono già stati individuati per gli enti richiedenti gli importi dei pagamenti da escludere dal patto di stabilità fino al limite complessivo di 4.500 milioni di euro. Con successivo decreto da emanare entro il 15 luglio, in relazione alle richieste pervenute entro il 5 luglio, si procede all’ulteriore riparto di 500 milioni di euro e delle somme non assegnate con il primo decreto.

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◊ Monitoraggio del patto di stabilità

Gli enti sono tenuti a trasmettere semestralmente al Ministero dell’economia e finanze, entro 30 giorni dalla fine del periodo di riferimento, le informazioni riguardanti le risultanze in termini di competenza mista, attraverso il sito web www.pattostabilita.rgs.tesoro.it, secondo le modalità che verranno fissate con apposito decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Gli enti locali che, in base al monitoraggio del secondo semestre, risultano inadempienti al patto di stabilità interno comunicano, alla Ragioneria Generale dello Stato, anche le informazioni relative alla spesa per interventi realizzati con la quota di finanziamento nazionale e correlati ai finanziamenti dell’Unione Europea al fine della disapplicazione della sanzione, di cui all’articolo 31, comma 26, lettera a), Legge n. 183/2011, che dispone la riduzione del fondo sperimentale di riequilibrio: la predetta sanzione, infatti, non si applica agli enti locali per i quali il superamento dell’obiettivo del patto di stabilità interno è stato determinato dalla maggiore spesa per interventi realizzati con la quota di finanziamento nazionale e correlati ai finanziamenti dell’Unione Europea rispetto alla media della corrispondente spesa del triennio precedente.

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◊ La certificazione del saldo finanziario

La certificazione del saldo finanziario conseguito (che può essere modificata fino al quindicesimo giorno successivo al termine per l’approvazione del conto consuntivo) deve essere inviata anche in forma cartacea, sottoscritta dal rappresentante legale, dal responsabile del servizio finanziario e dall’organo di revisione economico-finanziaria entro il termine perentorio del 31 marzo 2014.

La certificazione è predisposta secondo un prospetto definito con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze. Gli enti che risultano non rispettosi delle regole del patto di stabilità interno trasmettono, altresì, un prospetto utile per valutare se il mancato raggiungimento dell’obiettivo è stato determinato dalla maggiore spesa per interventi realizzati con la quota di finanziamento nazionale e correlati ai finanziamenti dell’Unione Europea rispetto alla media della corrispondente spesa del triennio precedente.

La mancata trasmissione della certificazione entro il termine perentorio del 31 marzo costituisce inadempimento al patto di stabilità interno .

Nel caso in cui la certificazione, sebbene in ritardo, sia trasmessa entro sessanta giorni dal termine stabilito per l'approvazione del conto consuntivo e attesti il rispetto del patto di stabilità interno, la sola sanzione prevista è quella che riguarda l’impossibilità di procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo, con qualsivoglia tipologia contrattuale, ivi compresi i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e di somministrazione, anche con riferimento ai processi di stabilizzazione in atto, e di procedere alla stipula di contratti di servizio con soggetti privati che si configurino come elusivi del divieto di assunzione.

Decorsi sessanta giorni dal termine stabilito per l'approvazione del rendiconto di gestione, in caso di mancata trasmissione da parte dell'ente locale della certificazione, il presidente dell'organo di revisione economico-finanziaria, o il revisore unico, provvede a trasmettere la predetta certificazione, sottoscritta da tutti i soggetti interessati, entro i successivi trenta giorni. Le erogazioni di risorse o trasferimenti da parte del Ministero dell'interno sono sospese fino alla data di trasmissione della certificazione.

Decorsi sessanta giorni dal termine stabilito per l'approvazione del rendiconto di gestione, l'ente locale é comunque tenuto ad inviare una nuova certificazione, a rettifica della precedente, se rileva, rispetto a quanto già certificato, un peggioramento del proprio posizionamento rispetto all'obiettivo del patto di stabilità interno.

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◊ Gli enti di nuova istituzione

Gli enti locali istituiti a decorrere dall’anno 2009 sono soggetti alle regole del patto di stabilità interno dal terzo anno successivo a quello della loro istituzione assumendo, quale base di calcolo su cui applicare le regole, le risultanze dell’anno successivo all’istituzione medesima.

Sono pertanto assoggettati alle regole del patto di stabilità interno a decorrere dall’anno 2013 gli enti istituiti nel 2010.

Gli enti locali istituiti negli anni 2007 e 2008 adottano come base di calcolo su cui applicare le regole, rispettivamente, le risultanze medie del biennio 2008-2009 e le risultanze dell’anno 2009.

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◊ Gli enti commissariati

A seguito delle modifiche apportate dalla Legge di stabilità 2013, che ha abrogato l’articolo 31, comma 24, Legge n. 183/2011, a decorrere dal 2013 è previsto l’assoggettamento al patto di stabilità interno anche degli enti locali commissariati per fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso o similare di cui all’articolo 143, D.Lgs. n. 267/2000. Ai fini della determinazione dell’obiettivo programmatico è assunta quale base di riferimento la spesa corrente media sostenuta nel periodo 2007-2009.

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◊ Le misure sanzionatorie

In caso di mancato rispetto del patto di stabilità, nell’anno successivo a quello dell’inadempienza l’Ente:

  • é assoggettato ad una riduzione del fondo sperimentale di riequilibrio (fondo di solidarietà comunale per il 2013 e il 2014) o del fondo perequativo in misura pari alla differenza tra il risultato registrato e l'obiettivo programmatico predeterminato. In caso di incapienza dei predetti fondi gli enti locali sono tenuti a versare all'entrata del bilancio dello Stato le somme residue. La sanzione non si applica nel caso in cui il superamento degli obiettivi del patto di stabilità interno sia determinato dalla maggiore spesa per interventi realizzati con la quota di finanziamento nazionale e correlati ai finanziamenti dell'Unione Europea rispetto alla media della corrispondente spesa del triennio precedente;
  • non può impegnare spese correnti in misura superiore all'importo annuale medio dei corrispondenti impegni effettuati nell'ultimo triennio (il mancato rispetto del patto di stabilità nel 2012 determina che nell’anno 2013 non è possibile impegnare spese correnti in misura superiore all’importo annuale medio dei corrispondenti impegni effettuati nel triennio 2010-2012, senza esclusioni);
  • non può ricorrere all'indebitamento (mutui, prestiti obbligazionari, leasing finanziario, ecc.) per gli investimenti. Non rientrano nel divieto le devoluzioni di mutui contratti in anni precedenti e le operazioni che non configurano un nuovo debito, quali i mutui e le emissioni obbligazionarie, il cui ricavato è destinato all’estinzione anticipata di precedenti operazioni di indebitamento, che consentono una riduzione del valore finanziario delle passività;
  • non può procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo, con qualsivoglia tipologia contrattuale, ivi compresi i rapporti di collaborazione continuata e continuativa e di somministrazione, anche con riferimento ai processi di stabilizzazione in atto. E' fatto altresì divieto agli enti di stipulare contratti di servizio con soggetti privati che si configurino come elusivi della presente disposizione;
  • è tenuto a rideterminare le indennità di funzione ed i gettoni di presenza indicati nell'articolo 82 del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, e successive modificazioni, con una riduzione del 30 per cento rispetto all'ammontare risultante alla data del 30 giugno 2010. La riduzione si applica per il solo anno successivo a quello di accertamento del mancato rispetto del patto di stabilità interno.

Nel caso in cui la violazione del patto di stabilità interno sia accertata successivamente all’anno seguente a quello cui la violazione si riferisce, si applicano, nell’anno successivo a quello in cui è stato accertato il mancato rispetto del patto di stabilità interno, le sanzioni sopra evidenziate. L’Ente locale inadempiente, inoltre, è tenuto a comunicare l’inadempienza entro trenta giorni dall’accertamento della violazione del patto di stabilità interno al Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato.

Si evidenzia che nel caso in cui sia evidente sia evidente anche nel corso dell’anno che, alla fine dell’esercizio stesso, il patto non sarà rispettato, l’Ente deve autoapplicare le sanzioni nel corso dell’esercizio stesso configurandosi una sorte di intervento correttivo e di contenimento che l’ente, autonomamente, pone in essere per recuperare il prevedibile sforamento del patto di stabilità interno evidenziato dalla gestione finanziaria dell’anno.

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◊ Le misure antielusive

Confermate le misure ‘antielusive’ introdotte dal decreto legge 98/2011 (articolo 20, commi 10-12) finalizzate ad assicurare il rispetto da parte delle regioni e degli enti locali della disciplina del patto di stabilità. Le misure adottate sono le seguenti:

  • nullità dei contratti di servizio e degli altri atti posti in essere dalle regioni e dagli enti locali che si configurano elusivi delle regole del patto di stabilità interno;
  • sanzioni pecuniarie per i responsabili di atti elusivi delle regole del patto di stabilità interno. Assegnato alle Sezioni giurisdizionali regionali della Corte dei Conti - qualora accertino che il rispetto del patto di stabilità interno è stato artificiosamente conseguito mediante una non corretta imputazione delle entrate o delle uscite ai pertinenti capitoli di bilancio o altre forme elusive - il compito di irrogare le seguenti sanzioni pecuniari

- fino a 10 volte l’indennità di carica percepita al momento di commissione dell’elusione, per gli amministratori che hanno posto in essere atti elusivi;

- fino a 3 mensilità del trattamento retributivo, al netto degli oneri fiscali e previdenziali, per il responsabile del servizio economico-finanziario.

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◊ Gli enti virtuosi

Il D.L. n. 98/2011, all’articolo 20, ha introdotto un meccanismo basato su criteri di virtuosità ai fini della distribuzione del concorso alla realizzazione degli obiettivi finanziari fra gli enti di ciascun singolo livello di governo.

A tal fine si prevede la ripartizione, con decreto del Ministro dell’economia e finanze, degli enti sottoposti al patto di stabilità in due classi, definite sulla base della valutazione ponderata dei parametri di virtuosità.

L’articolo 20, comma 2, D.L. n. 98/2011, così come modificato, da ultimo, dall’art. 1, comma 428, Legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Legge di stabilità 2013), indica i seguenti parametri di virtuosità:

a) prioritaria considerazione della convergenza tra spesa storica e costi e fabbisogni standard (applicabile a partire dal 2014);

b) rispetto del patto di stabilità interno;

c) incidenza della spesa del personale sulla spesa corrente dell'ente in relazione al numero dei dipendenti in rapporto alla popolazione residente, alle funzioni svolte anche attraverso esternalizzazioni nonché all'ampiezza del territorio; la valutazione del predetto parametro tiene conto del suo valore all'inizio della legislatura o consiliatura e delle sue variazioni nel corso delle stesse (applicabile a partire dal 2014);

d) autonomia finanziaria;

e) equilibrio di parte corrente;

f) tasso di copertura dei costi dei servizi a domanda individuale per gli enti locali stesse (applicabile a partire dal 2014);

g) rapporto tra gli introiti derivanti dall'effettiva partecipazione all'azione di contrasto all'evasione fiscale e i tributi erariali, per le regioni (applicabile a partire dal 2014);

h) effettiva partecipazione degli enti locali all'azione di contrasto all'evasione fiscale (applicabile a partire dal 2014);

i) rapporto tra le entrate di parte corrente riscosse e accertate;

l) operazioni di dismissioni di partecipazioni societarie nel rispetto della normativa vigente (applicabile a partire dal 2014).

Al fine di tener conto della realtà socioeconomica, i parametri di virtuosità sono corretti con due indicatori, il valore delle rendite catastali ed il numero di occupati.

Al fine della definizione della virtuosità non sono considerati parametri diversi da quelli sopra elencati.

Agli enti che risulteranno collocati nella classe più virtuosa, fermo restando l’obiettivo complessivo del comparto, viene richiesto di conseguire un saldo obiettivo uguale a zero.

Fino alla pubblicazione del decreto annuale del Ministro dell'interno di suddivisione degli enti nelle due classi di virtuosità è opportuno, in via prudenziale, determinare l’obiettivo utilizzando le percentuali previste per gli enti “non virtuosi”. Anche dopo la pubblicazione del decreto, e proprio in considerazione del fatto che ha validità per il solo anno di riferimento, è opportuno che anche gli “enti virtuosi”, nella determinazione degli obiettivi per le annualità 2014 e 2015, assumano l’obiettivo massimo individuato per gli enti non virtuosi.

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◊ Aziende speciali ed istituzioni

Saranno assoggettate alle regole del patto di stabilità interno, non appena ne saranno definite le modalità con apposito decreto interministeriale, le aziende speciali e le istituzioni (articolo 114, comma 5-bis, del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267) – ad eccezione di quelle che gestiscono servizi socio-assistenziali ed educativi, culturali e delle farmacie – e le società cosiddette ‘in house’, titolari di affidamenti diretti della gestione di servizi pubblici locali, strumentali o privi di rilevanza economica ai sensi dell’articolo 3 bis, comma 5, del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138, secondo le modalità definite in sede di attuazione dell’articolo 18, comma 2-bis, del decreto legge n. 112 del 2008.

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◊ Normativa e prassi

 

 

Decreto Ministero dell'Economia e delle Finanze 2 settembre 2013

Monitoraggio semestrale del patto di stabilità interno per l'anno 2013 per le province e i comuni con popolazione superiore a 1.000 abitanti.

ALLEGATO

 

 

Decreto Ministero dell'Economia e delle Finanze 12 luglio 2013

Attuazione del comma 3 dell'articolo 1 del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, relativo alla seconda attribuzione di spazi finanziari.

Allegato - Comuni

Allegato - Province

Decreto Ministero dell'Economia e delle Finanze 14 maggio 2013

Obiettivi programmatici relativi al Patto di stabilità interno per il triennio 2013-2015 delle province e dei comuni con popolazione superiore a 1.000 abitanti, di cui all'articolo 31, comma 19, della legge 12 novembre 2011, n. 183.

ALLEGATO A

 Modelli di calcolo degli obiettivi 2013-2015 in formato excel per Province, Comuni oltre i 5.000 abitanti e Comuni tra 1.001 e 5.000 abitanti

Decreto Ministero dell’Economia e delle Finanze 14 maggio 2013

Riparto degli spazi finanziari di cui all'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, sulla base dell'Accordo sancito in Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali il 9 maggio 2013, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35.

ALLEGATO

Decreto Legge 8 aprile 2013, n. 35

Disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, per il riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonché in materia di versamento di tributi degli enti locali.

Circolare Ragioneria Generale dello Stato n. 5 del 7 febbraio 2013

Circolare concernente il patto di stabilità interno per il triennio 2013-2015 per le province e i comuni con popolazione superiore a 1.000 abitanti (articoli 30, 31 e 32 della legge 12 novembre 2011, n. 183, come modificati dalla legge 24 dicembre 2012, n. 228).

 Modello di calcolo degli obiettivi 2013-2015 in formato excel – Province

 Modello di calcolo degli obiettivi 2013-2015 in formato excel – Comuni oltre i 5.000 abitanti

 Modello di calcolo degli obiettivi 2013-2015 in formato excel – Comuni tra 1.001 e 5.000 abitanti

Legge 24 dicembre 2012, n. 228 - Articolo 1, commi da 428 a 448
Legge 12 novembre 2011, n. 183 - Articoli 30 e 31

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IL PATTO DI STABILITA' 2012

Aspetti generali

Il calcolo degli obiettivi

Le spese escluse dal computo del saldo

Monitoraggio e verifica del rispetto del patto di stabilità

Gli enti di nuova istituzione e gli enti commissariati

Le misure sanzionatorie

Le misure antielusive

Gli enti virtuosi

 

 

◊ Aspetti generali

La Legge 12 novembre 2011, n. 183 (Legge di stabilità 2012) ha disciplinato le modalità operative del patto di stabilità per il 2012 e per le annualità successive.

Novità significativa è che a decorrere dal 2013 saranno soggetti al patto di stabilità anche i comuni con popolazione compresa tra 1.001 e 5.000 abitanti.

Prima di entrate nel merito degli aspetti operativi, l’art. 30, Legge n. 183/2011 definisce alcuni aspetti in termini di riduzione del contributo alla manovra per l’anno 2012. In particolare:

  • è stata definita direttamente dalla Legge di stabilità 2012 (senza necessità di provvedere con Decreto Ministeriale) la riduzione della manovra per l’anno 2012 da distribuire tra i comparti e che scaturisce dalle maggiori entrate derivanti dall’attuazione della Robin Tax. Le misure della riduzione sono le seguenti:

          - 760 milioni di euro alle regioni a statuto ordinario;

          - 370 milioni di euro alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano;

          - 150 milioni di euro alle province;

          - 520 milioni di euro ai comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti.

  • è stato definito l’importo della riduzione del contributo degli enti virtuosi alla manovra per l’anno 2012. Le misure della riduzione sono le seguenti:

          - 95 milioni di euro per le regioni a statuto ordinario;

          - 20 milioni di euro per le province;

          - 65 milioni di euro per i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti.

  • è stato determinato in 20 milioni di euro il contributo alla manovra per l’anno 2012 per gli enti che partecipano alla sperimentazione del nuovo sistema contabile di cui al D.Lgs. 118/2011.

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◊ Il calcolo degli obiettivi

Fermo restando l’obiettivo strutturale, costituito da un saldo finanziario espresso in termini di competenza mista pari a zero, l’obiettivo specifico di province e comuni con popolazione superiore a 1.000 abitanti è determinato applicando alla spesa corrente media sostenuta nel periodo 2006-2008, desunta dai certificati di conto consuntivo, le seguenti percentuali:

Percentuali da applicare dagli “enti virtuosi”

  2012

2013 e successivi

Province 16,5% 19,7%
Comuni (popolazione oltre 5000 abitanti) 15,6% 15,4%
Comuni (popolazione da 1001 a 5000 abitanti) Non soggetti 15,4%

 

Le percentuali sopra evidenziate si applicano nelle more dell’adozione del decreto con il quale verranno ripartiti gli enti in funzione dei parametri di virtuosità. Successivamente all’emanazione del decreto, invece, le province ed i comuni con popolazione superiore a 1.000 abitanti che non rientrano tra gli “enti virtuosi” applicheranno le nuove percentuali che verranno rideterminate al fine di recuperare gli obiettivi che non devono essere raggiunti dagli enti virtuosi. Le nuove percentuali, comunque, non potranno essere superiori a:

Percentuali da applicare dagli “enti non virtuosi”

  2012

2013 e successivi

Province 16,9% 20,1%
Comuni (popolazione oltre 5000 abitanti) 16,0% 15,8%
Comuni (popolazione da 1001 a 5000 abitanti) Non soggetti 15,8%

 

Ogni ente dovrà quindi conseguire, per ciascuno degli anni 2012, 2013 e successivi, un saldo di competenza mista (calcolato come somma algebrica degli importi risultanti dalla differenza tra accertamenti e impegni, per la parte corrente, e dalla differenza tra incassi e pagamenti, per la parte in conto capitale, al netto delle entrate derivanti dalla riscossione di crediti e delle spese derivanti dalla concessione di crediti, come riportati nei certificati di conto consuntivo) non inferiore al valore della propria spesa corrente media registrata negli anni 2006-2008, moltiplicata per la percentuale stabilita.

Per sterilizzare gli effetti connessi con il taglio dei trasferimenti determinati dal comma 2 dell’articolo 14 del decreto legge 78 del 2010 in ciascuno degli anni 2012, 2013 e successivi, l’obiettivo di saldo finanziario di competenza mista non deve essere inferiore al valore individuato in base al meccanismo sopra evidenziato, diminuito di un importo pari alla riduzione dei trasferimenti.

Si ricorda che il bilancio di previsione degli enti sottoposti al Patto di stabilità deve essere approvato iscrivendo le previsioni di entrata e di spesa di parte corrente in misura tale che, unitamente alle previsioni dei flussi di cassa di entrate e spese di parte capitale, al netto delle riscossioni e delle concessioni di crediti, sia garantito il rispetto delle regole che disciplinano il Patto.

A tal fine, gli enti locali sono tenuti ad allegare al bilancio di previsione un apposito prospetto contenente le previsioni di competenza e di cassa degli aggregati rilevanti ai fini del Patto di stabilità interno.

Con apposito decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze è definito il prospetto dimostrativo dell’obiettivo determinato da trasmettere utilizzando il sistema web appositamente previsto per il patto di stabilità interno nel sito web www.pattostabilita.rgs.tesoro.it. La mancata trasmissione del prospetto dimostrativo degli obiettivi programmatici entro quarantacinque giorni dalla pubblicazione del predetto decreto nella Gazzetta Ufficiale costituisce inadempimento al patto di stabilità interno.

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◊ Le spese escluse dal computo del saldo

I commi da 7 a 16 dell’art. 31, Legge n. 183/2011, prevedono l’esclusione di una serie di voci di entrata e di spesa dal computo del saldo di competenza mista. In sintesi, sono escluse dal saldo finanziario:

  • le risorse provenienti dallo Stato e le relative spese di parte corrente e in conto capitale sostenute dalle province e dai comuni per l’attuazione delle ordinanze emanate dal Presidente del Consiglio dei ministri a seguito di dichiarazione dello stato di emergenza (commi 7, 8 e 9);
  • le risorse provenienti direttamente o indirettamente dall’Unione europea né le relative spese di parte corrente e in conto capitale sostenute dalle province e dai comuni: l’esclusione non opera per le spese connesse ai cofinanziamenti nazionali (commi 10 e 11);
  • le risorse trasferite dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) e le relative spese per la progettazione e l’esecuzione dei censimenti, nei limiti delle stesse risorse trasferite dall’ISTAT (comma 12);
  • per i comuni della provincia dell’Aquila in stato di dissesto, gli investimenti in conto capitale deliberati entro il 31 dicembre 2010, anche a valere sui contributi già assegnati negli anni precedenti, fino alla concorrenza massima di 2,5 milioni di euro (comma 13);
  • le risorse provenienti dallo Stato e le spese sostenute dal comune di Parma per la realizzazione degli interventi di cui al comma 1, dell’articolo 1, del decreto-legge 3 maggio 2004, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 luglio 2004, n. 164, e per la realizzazione della Scuola per l’Europa di Parma di cui alla legge 3 agosto 2009, n. 115 (comma 14);
  • le spese relative ai beni trasferiti ai sensi delle disposizioni del decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85 per un importo corrispondente alle spese già sostenute dallo Stato per la gestione e la manutenzione dei beni trasferiti (comma 15)
  • per gli anni 2013 e 2014, le spese per investimenti infrastrutturali nei limiti definiti con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, di cui al comma 1 dell’articolo 5 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148 (comma 16);

Le disposizioni che individuano esclusioni di entrate o di uscite dai saldi rilevanti ai fini del patto di stabilità interno non previste dall’art. 31, Legge 183/2011 sono da considerarsi abrogate.

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◊ Monitoraggio e verifica del rispetto del patto di stabilità

Gli enti sono tenuti a trasmettere semestralmente al Ministero dell’economia e finanze, entro 30 giorni dalla fine del periodo di riferimento, le informazioni riguardanti le risultanze in termini di competenza mista, attraverso il sito web www.pattostabilita.rgs.tesoro.it, secondo le modalità che verranno fissate con apposito decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

La certificazione del saldo finanziario conseguito (che può essere modificata fino al quindicesimo giorno successivo al termine per l’approvazione del conto consuntivo) deve essere inviata anche in forma cartacea, sottoscritta dal rappresentante legale, dal responsabile del servizio finanziario e dall’organo di revisione economico-finanziaria. La mancata trasmissione della certificazione entro il termine perentorio del 31 marzo costituisce inadempimento al patto di stabilità interno.

Nel caso in cui la certificazione, sebbene trasmessa in ritardo, attesti il rispetto del patto, la sola sanzione prevista è quella che riguarda l’impossibilità di procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo, con qualsivoglia tipologia contrattuale, ivi compresi i rapporti co.co.co. e di somministrazione, e di procedere alla stipula di contratti di servizio con soggetti privati che si configurino come elusivi del divieto di assunzione.

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◊ Gli enti di nuova istituzione e gli enti commissariati 

Gli enti locali istituiti a decorrere dall’anno 2009 sono soggetti alle regole del patto di stabilità interno dal terzo anno successivo a quello della loro istituzione assumendo, quale base di calcolo su cui applicare le regole, le risultanze dell’anno successivo all’istituzione medesima.

Gli enti locali istituiti negli anni 2007 e 2008 adottano come base di calcolo su cui applicare le regole, rispettivamente, le risultanze medie del biennio 2008-2009 e le risultanze dell’anno 2009.

Gli enti locali commissariati ai sensi dell’articolo 143 del D.Lgs. n. 267/2000 sono soggetti alle regole del patto di stabilità interno dall’anno successivo a quello della rielezione degli organi istituzionali. La situazione di commissariamento deve essere comunicata utilizzando il sito web www.pattostabilita.rgs.tesoro.it, secondo le modalità che verranno fissate con apposito decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze: in caso di mancata comunicazione l’Ente inadempiente sarà soggetto alle regole del patto di stabilità.

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◊ Le misure sanzionatorie

In caso di mancato rispetto del patto di stabilità, le sanzioni sono quelle previste dall’articolo 7, commi 2 e seguenti, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149. L’ente inadempiente, nell’anno successivo a quello dell’inadempienza:

  • è assoggettato ad una riduzione del fondo sperimentale di riequilibrio o del fondo perequativo in misura pari alla differenza tra il risultato registrato e l'obiettivo programmatico predeterminato e comunque per un importo non superiore al 3 per cento delle entrate correnti registrate nell'ultimo consuntivo. In caso di incapienza dei predetti fondi gli enti locali sono tenuti a versare all'entrata del bilancio dello Stato le somme residue. La sanzione non si applica nel caso in cui il superamento degli obiettivi del patto di stabilità interno sia determinato dalla maggiore spesa per interventi realizzati con la quota di finanziamento nazionale e correlati ai finanziamenti dell'Unione Europea rispetto alla media della corrispondente spesa del triennio precedente;
  • non può impegnare spese correnti in misura superiore all'importo annuale medio dei corrispondenti impegni effettuati nell'ultimo triennio;
  • non può ricorrere all'indebitamento per gli investimenti;
  • non può procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo, con qualsivoglia tipologia contrattuale, ivi compresi i rapporti di collaborazione continuata e continuativa e di somministrazione, anche con riferimento ai processi di stabilizzazione in atto. E' fatto altresì divieto agli enti di stipulare contratti di servizio con soggetti privati che si configurino come elusivi della presente disposizione;
  • è tenuto a rideterminare le indennità di funzione ed i gettoni di presenza indicati nell'articolo 82 del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, e successive modificazioni, con una riduzione del 30 per cento rispetto all'ammontare risultante alla data del 30 giugno 2010.

Nel caso in cui la violazione del patto di stabilità interno sia accertata successivamente all’anno seguente a quello cui la violazione si riferisce, si applicano, nell’anno successivo a quello in cui è stato accertato il mancato rispetto del patto di stabilità interno, le sanzioni sopra evidenziate. L’Ente locale inadempiente, inoltre, è tenuto a comunicare l’inadempienza entro trenta giorni dall’accertamento della violazione del patto di stabilità interno al Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato.

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◊ Le misure antielusive

Confermate le misure ‘antielusive’ introdotte dal decreto legge 98/2011 (articolo 20, commi 10-12) finalizzate ad assicurare il rispetto da parte delle regioni e degli enti locali della disciplina del patto di stabilità. Le misure adottate sono le seguenti:

  • nullità dei contratti di servizio e degli altri atti posti in essere dalle regioni e dagli enti locali che si configurano elusivi delle regole del patto di stabilità interno;
  • sanzioni pecuniarie per i responsabili di atti elusivi delle regole del patto di stabilità interno. Assegnato alle Sezioni giurisdizionali regionali della Corte dei Conti - qualora accertino che il rispetto del patto di stabilità interno è stato artificiosamente conseguito mediante una non corretta imputazione delle entrate o delle uscite ai pertinenti capitoli di bilancio o altre forme elusive - il compito di irrogare le seguenti sanzioni pecuniarie:

         - fino a 10 volte l’indennità di carica percepita al momento di commissione dell’elusione, per gli amministratori che hanno posto in essere atti elusivi;

         - fino a 3 mensilità del trattamento retributivo, al netto degli oneri fiscali e previdenziali, per il responsabile del servizio economico-finanziario.

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◊ Gli enti virtuosi

Il D.L. n. 98/2011, all’articolo 20, modificato dall’art. 30 della Legge di stabilità 2012, ha introdotto un meccanismo basato su criteri di virtuosità ai fini della distribuzione del concorso alla realizzazione degli obiettivi finanziari fra gli enti di ciascun singolo livello di governo.

A tal fine si prevede la ripartizione, con decreto del Ministro dell’economia e finanze, degli enti sottoposti al patto di stabilità in due classi, definite sulla base della valutazione ponderata dei parametri di virtuosità.

L’articolo 20, comma 2, D.L. n. 98/2011, indica i seguenti parametri di virtuosità:

a) prioritaria considerazione della convergenza tra spesa storica e costi e fabbisogni standard (applicabile a partire dal 2013);

b) rispetto del patto di stabilità interno;

c) incidenza della spesa del personale sulla spesa corrente dell'ente in relazione al numero dei dipendenti in rapporto alla popolazione residente, alle funzioni svolte anche attraverso esternalizzazioni nonché all'ampiezza del territorio; per la valutazione di questo parametro si tiene conto del suo andamento nell'intera legislatura o consiliatura (applicabile a partire dal 2013);

d) autonomia finanziaria;

e) equilibrio di parte corrente;

f) tasso di copertura dei costi dei servizi a domanda individuale per gli enti locali;

g) rapporto tra gli introiti derivanti dall'effettiva partecipazione all'azione di contrasto all'evasione fiscale e i tributi erariali, per le regioni (applicabile a partire dal 2013);

h) effettiva partecipazione degli enti locali all'azione di contrasto all'evasione fiscale (applicabile a partire dal 2013);

i) rapporto tra le entrate di parte corrente riscosse e accertate;

l) operazioni di dismissioni di partecipazioni societarie nel rispetto della normativa vigente (applicabile a partire dal 2013).

La suddivisione degli enti locali nelle quattro classi è funzionale alla ripartizione, tra i singoli enti appartenenti ad un determinato comparto, degli obiettivi finanziari stabiliti dal patto di stabilità interno, sulla base della loro collocazione nelle predette quattro classi di virtuosità.

In particolare, la nuova disciplina prevede che, a decorrere dal 2012 (inizialmente il D.L. 98/2011 aveva fissato come decorrenza il 2013 ma il successivo D.L. 138/2011 ha anticipato la nuova disciplina al 2012), agli enti che risulteranno collocati nella classe più virtuosa, fermo restando l’obiettivo complessivo del comparto, viene richiesto soltanto di conseguire l’obiettivo strutturale del patto di stabilità interno, realizzando un saldo finanziario uguale a zero ovvero a un valore compatibile con gli spazi finanziari derivanti dall’applicazione delle diverse percentuali da applicare alla media della spesa corrente per gli enti non virtuosi, ma non concorrono alla realizzazione dell’ulteriore obiettivo specifico.

Il contributo alla manovra degli enti appartenenti alla prima classe di virtuosità è inoltre ridotto nell'anno 2012, secondo modalità da stabilirsi con decreto del Ministro dell’economia, d’intesa con la Conferenza unificata, in modo tale che da tale “sconto” non derivino comunque effetti finanziari negativi, in termini di indebitamento netto e fabbisogno, superiori a 200 milioni di euro (ultimo periodo del comma 3, art. 20, D.L. 98/2011).

Tale importo costituisce pertanto un ulteriore alleggerimento della manovra posta a carico degli enti locali virtuosi dalla normativa vigente per il 2012.

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